Il Tribunale amministrativo Regionale del Lazio, con sentenza n.01862 del 16/02/2021 ha disposto l'annullamento della disposizione contenuta nel DPCM del 14 gennaio 2021 nella parte in cui escludeva gli “estetisti” dai “servizi alla persona” erogabili in zona rossa.
Nelle motivazioni, il provvedimento giurisdizionale segue quanto più volte rappresentato da Confartigianato al Governo, ritenendo illogica la discriminazione tra acconciatori e centri estetici e dispone l'annullamento dell'atto, ordinandone l'esecuzione all'autorità amministrativa.
A nostro avviso tale pronunciamento assume validità ultra partes in quanto ha ad oggetto una disposizione a carattere generale ed è da intendersi immediatamente produttivo degli effetti di declaratoria di illegittimità alla luce della quale appare lecita la riapertura dei centri estetici ubicati nelle zone rosse. Tuttavia, parrebbe auspicabile un intervento in sede amministrativa per una esplicitazione del dispositivo della sentenza, non potendosi escludere che, comunque, in sede locale gli Organi di controllo possano procedere all'irrogazione di sanzioni.
In relazione a questo aspetto, Confartigianato – che aveva più volte denunciato la discriminazione – ha da ultimo avanzato la richiesta di modificare immediatamente il DPCM in questione e comunque di tener conto della sentenza in sede di emanazione degli eventuali provvedimenti successivi al 5 marzo prossimo, data di scadenza del DPCM in questione, ricomprendendo i centri estetici, oltre agli acconciatori, tra le attività ritenute essenziali.
A questo proposito, laddove in esito alle riaperture, le autorità locali procedessero alla irrogazione di sanzioni, è opportuno che l'impresa, in sede di verbalizzazione, eccepisca all'autorità accertante l'illegittimità del comportamento alla luce della indicata sentenza, chiedendone che ne sia data evidenza nel richiamato verbale, con riserva di richiesta di risarcimento del danno arrecato nelle opportune sedi.

E' stato rinnovato il CCNL (contratto collettivo nazionale) del lavoro domestico (badanti. Baby sitter), scaduto nel 2016, che si applicherà a circa 860mila lavoratori regolari del settore mentre sono in corso di regolarizzazione altri 175mila lavoratori con la sanatoria prevista per il lavoro agricolo e domestico dal Decreto Rilancio.
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In data 12 febbraio i minimi retributivi 2021 sono stati anche confermati con la firma della Commissione nazionale presso il Ministero del Lavoro, previsto dall'art. 45 del CCNL, senza adeguamenti.
CCNL lavoro domestico 2021 – Le novità introdotte dal nuovo contratto, entrato in vigore il 1 ottobre 2020 e che scadrà il 31 dicembre 2022 riguardano:

  • la nuova denominazione di “assistenti familiari” superando la consolidata distinzione tra colf, badanti e baby sitter;
  • l'inserimento in un unico livello BS delle Baby sitter;
  • l'inquadramento uniformato in 4 diversi livelli in base alle loro competenze a cui corrispondono due parametri retributivi;
  • un aumento retributivo mensile di 12 euro per i lavoratori domestici inquadrati nel livello medio B Super dal 1 gennaio 2021;
  • a partire dal 1 ottobre 2020 un sistema di indennità aggiuntive da 100 a 116 euro a chi assiste bambini fino al sesto anno di età o più di una persona non autosufficiente;
  • ai lavoratori in possesso della certificazione di qualità (normativa UNI 11766/2019) verrà inoltre riconosciuta una ulteriore indennità fino a 10 euro al mese;
  • l'estensione del periodo di prova a 30 giorni;
  • la nuova figura dell'assistente familiare educatore formato;
  • l'introduzione di un maggior numero di ore dedicate alla formazione;
  • viene raddoppiato da 0,3 a 0,6 euro orari il contributo dovuto a CassaColf.

Ricordiamo che il nostro Ufficio Paghe effettua il servizio di buste paga anche per le BADANTI (tel. 0583/47641)

Entro il 1 marzo 2021 (il 28 è domenica) i soggetti che hanno intrapreso nel 2020 una nuova attività d'impresa per la quale intendono beneficiare nel 2021 del “regime contributivo agevolato” devono comunicare la propria adesione, secondo le modalità descritte nella circolare Inps n. 29/15.
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ricordiamo infatti che gli imprenditori che applicano il regime fiscale forfetario, obbligati al versamento previdenziale presso le gestioni speciali artigiani e commercianti, possono usufruire di un sistema di maggior favore anche in ambito previdenziale, chiamato “regime contributivo agevolato”.
L'agevolazione consiste in una riduzione della contribuzione pari al 35%, sia quella sul reddito entro il minimale, sia quella sul reddito eventualmente eccedente.
I soggetti che hanno intrapreso nel 2020 una nuova attività d'impresa per la quale intendono beneficiare nel 2021 del regime agevolato, devono comunicare la propria adesione entro il termine perentorio del 28 febbraio 2021. Tale regime contributivo agevolato si applicherà nel 2021 ai soggetti già beneficiari nel 2020 del suddetto regime agevolato fiscale e previdenziale che, ove permangano i requisiti di agevolazione fiscale per l'anno 2021, non abbiano prodotto espressa rinuncia allo stesso.

Il governo Draghi inizia ad affrontare i primi nodi lasciati in eredità dalla crisi aperta da Renzi e chiusa da Mattarella con l'incarico all'ex presidente della BCE. Sul tavolo, innanzitutto, il blocco dei licenziamenti attualmente in vigore fino al 31 marzo. Sarà infatti la proroga o meno del blocco che dovrà accompagnare la nuova Cig Covid estesa dal governo fino a 26 settimane nel DL Ristori cinque.
Entro il 31 marzo il nuovo governo dovrà esprimersi e non sarà una questione facile.

Obiettivo estate – L'obiettivo del nuovo esecutivo sembra essere quello di arrivare fino all'estate con i sostegni esistenti: cassa integrazione e blocco licenziamenti. Nel frattempo intrecciare tre riforme essenziali: ammortizzatori, politiche attive e pensioni. Per consentire a chi – al termine del blocco – rimarrà senza posto di riqualificarsi e ricollocarsi oppure avvicinarsi alla pensione.

Orlando come Catalfo – Ad oggi il ministro del Lavoro Andrea Orlando parte da una proposta dell'ex ministra Nunzia Catalfo: 18 ulteriori settimane di Cig Covid e divieto di licenziare per chi la usa, ma a scalare. Ma non è escluso che si opti per una cassa integrazione per tutti con blocco totale dei licenziamenti, magari su un arco temporale più contenuto.

La riforma degli ammortizzatori – Ma la questione licenziamenti e Cig Covid è legata a filo doppio al tema della riforma degli ammortizzatori sociali che sollecitiamo da tempo e che il governo Conte, con la commissione di esperti voluta dal ministro del lavoro Catalfo, aveva solo abbozzato: dalla Cig ad una nuova Naspi, dall'assegno di ricollocazione ad un nuovo contratto di espansione fino alla formazione e alle politiche attive. Senza contare gli interventi a sostegno dell'occupazione dei giovani e delle donne i più colpiti dalla crisi.

Con Sentenza n 5608 depositata il 12 febbraio 2021 la Cassazione si è espressa come segue:
in tema di reati tributari il limite previsto dall'art 76 comma 1 del DPR 602/73 opera solo nei confronti dell'Erario, per debiti tributari, e non per altre categorie di creditori e non costituitsce limite all'adozione nè della confisca penale, sia diretta o per equivalente, nè del sequestro preventivo ad esso finalizzato.
Quanto previsto dalla normativa in tema di riscossione e in particolare dall'art 76 del DPR 602/73 comma 1 non trova applicazione nei provvedimenti di tipo penale per reati tributari
L'art 76 comma 1. stabilsce che:
"Ferma la facoltà di intervento ai sensi dell'articolo 499 del codice di procedura civile, l'agente della riscossione non dà corso all'espropriazione se l'unico immobile di proprietà del debitore, con esclusione delle abitazioni di lusso aventi le caratteristiche individuate dal decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 agosto 1969, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 218 del 27 agosto 1969, e comunque dei fabbricati classificati nelle categorie catastali A/8 e A/9, è adibito ad uso abitativo e lo stesso vi risiede anagraficamente".
Il suddetto limite dell’espropriazione immobiliare opera solo nei confronti dell’Erario, per debiti tributari, e non di altre categorie di creditori.
Nel caso di specie la Corte di cassazione ha confermato il sequestro preventivo disposto dal Gip nei confronti di due imprenditori legali rappresentanti di una Srl.
La misura cautelare era stata ordinata nell'ambito di un’indagine per il reato di dichiarazione fraudolenta con uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.
Anche l’immobile prima e unica casa di proprietà di una dei due imprenditori veniva sequestrato.
L’imprenditore presentava ricorso che veniva considerato non fondato in quanto appunto l’art 76 su citato non determina alcun impedimento trovando applicazione sono nei confronti dell’Erario.
Peraltro come sottolineato dalla Cassazione il limite dell’espropriazione nel procedimento penale per reati tributari è inapplicabile anche a norma dell’articolo 2740 del Codice civile che dispone che il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri e che le limitazioni della responsabilità non sono ammesse se non nei casi stabiliti dalla legge.
Per i reati tributari tali limitazioni non sono espressamente previste, con la conseguenza che non possano essere introdotte deroghe.